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Diagnosi psichiatriche nella disabilita’ intellettiva


LE DIAGNOSI PSICHIATRICHE NELLA DISABILITA’ INTELLETTIVA


L’insorgenza di patologie psichiatriche in pazienti con disabilità intellettive è sette volte superiore alla norma.  Soprattutto con disturbi del comportamento. Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Vitalba Bruno, psicologa e psicoterapeuta dell’equipe Osmairm.


Dottoressa Bruno, come si spiega questo dato esponenziale delle diagnosi psichiatriche nei pazienti con disabilità intellettive?
Diversi studi epidemiologici indicano la particolare suscettibilità delle persone con disabilità intellettiva alla patologia psichiatrica un’incidenza dei disturbi psichiatrici dalle 5 alle 7 volte superiore rispetti alla popolazione generale. All’interno della gravità dei disturbi psichiatrici dobbiamo distinguerli in disturbi emotivi e disturbi comportamentali. La natura di tali disturbi appare correlata alla gravità della disabilità intellettiva. Quindi dobbiamo fare la differenza tra soggetti con disabilità lieve e media. Prevalgono i disturbi della condotta, di umore di tipo depressivo, ansiosi, ossessivo-compulsivi e deficit affettivi. Invece in soggetti con disabilità più grave prevalgono disturbi comportamentale di tipo autistico, stereotipie, condotte aggressive e sintomi schizofrenici.

Questi disturbi sono inoltre correlati a specifici fattori di rischio quali la presenza di un disturbo neurologico associato a carenze di accudimenti o ad atteggiamenti inadeguati di tipo familiare e sociale.
In quadri psicopatologici nella disabilità intellettiva sono spesso fumati e complicati proprio da elementi di deficit di tipo cognitivo.

Le classificazioni internazionali utilizzando dei codici tipo l’ICD10 e il DSM V sono fondamentali per favorire la trasmissione dei dati ma non del tutto insoddisfacenti dell’inquadramento dei dati dei pazienti affetti da disabilità intellettiva.


Qual è l’incidenza dei dati di gran lunga superiore nella diagnosi psichiatrica?
Con questi codici si è potuta fare una diagnosi differenziale. Dobbiamo capire, non possiamo chiamare tutto disturbo del comportamento. Così si è potuta fare una differenziazione dei diversi disturbi rispetto alla normalità. Sono stati fatti degli studi dove si dimostra che un soggetto può essere arrabbiato, ma non è detto che abbia un disturbo del comportamento. Solo attraverso una serie di sintomi potrò dire se si tratta o meno di disturbi del comportamento. Se io utilizzo il tono della voce molto alto non è detto che io abbia una schizofrenia o sono fuori di testa. Se ho un umore basso non vuol dire che sia depressa.
 

Quando questi sintomi diventano patologici?
Quando si definiscono e continuano nel tempo, cioè per fare una diagnosi di un disturbo della condotta determinati sintomi si devono definire per almeno tre mesi. Quindi è il tempo  e una serie di sintomi che mi definisce la differenza tra il sano e il patologico.


Qual è la differenza tra incidenza psichiatrica nella disabilità grave e lieve?
Ci sono patologie diverse. Nei soggetti con disabilità media e lieve ci sono dei disturbi che rientrano nella sfera psichiatrica ma potrebbe non esserci un danno neurologico. Se dovessimo mettere a confronto  una risonanza di uno schizofrenico con una che fa uso di sostanze stupefacente il danno organico neurologico risulterebbero uguali. Mancano proprio le cellule che permettono di collegare i diversi neuroni.

Qual è il tipo di schizofrenia che interviene nei pazienti con disabilità?
Di schizofrenie ce ne sono di diverso tipo. I sintomi di questa patologia comportano uno spettro di disfunzioni emotive che comprendono la percezione, il pensiero deduttivo, il linguaggio, la comunicazione, il controllo del comportamento, la fluidità dell’eloquio, l’affettività. L’incapacità di provare piacere, tutto è apatico, la volontà, l’iniziativa e l’attenzione.
I sintomi caratteristici possono essere divisi in due categorie: quelli positivi che includono distorsioni   o esagerazioni del pensiero deduttivo e sono i cosiddetti deliri o della percezione e cioè le allucinazioni, del linguaggio, della comunicazione dove c’è un eloquio disorganizzato, fa fatica ad avere una comunicazione lineare, ma si passa dalla realtà all’irrealtà, e del controllo del comportamento. Si passa dall’apatia totale all’euforia eccessiva.Poi c’è la categoria negativa che riguardano il restringimento dello spettro emotivo, quali l’appiattimento dell’affettività, nella fluidità e produzione del pensiero e dell’eloquio.
All’interno della schizofrenia ci sono 5 sotto tipi: paranoide, disorganizzato, catatonica, indifferenziata e di tipo residuo. Quelli che vanno per la maggiore sono le primi tre.


Quando intervengono forme di autismo che possono essere caratterizzate come psichiatriche nei pazienti con disabilità intellettiva?
Di autismo parliamo nella fase dell’età evolutiva, non esiste un adulto autistico. L’autismo rientra nei disturbi pervasivi dello sviluppo. Nell’età adulta si parla di disturbi del comportamento associati ad altre patologie.
 

Per fare un esempio fruibile per tutti. Raniman ovvero l’autismo di tipo residuo, che tipo di comportamento è?
Reimen in realtà non presenta una forma di autismo vero e proprio ma è un paziente con sindrome di  Asperger, una forma di autismo ad alto funzionamento.


Quindi non esiste un autismo dell’età adulta?
No. Nelle varie fasi del ciclo di  vita le patologie cambiano nome. Se un bambino all’età di sei anni è iperattivo, nell’età adulta questo disturbo si chiamerà disturbo antisociale, per esempio, o avere altre forme di patologie….


Lei all’inizio ha parlato di una fase di non accudimento che può acuire le sindromi psichiatriche. Come si può neutralizzare questo da parte del nucleo familiare, ma  anche dei terapisti?
Innanzitutto chi ha un disturbo del comportamento non viene visto solo dal terapista, che si occupa più dell’aspetto motorio e cognitivo.
Bisogna però distinguere un disturbo psichiatrico puro da uno associato ad un danno neurologico. Quando si parla di disturbo organico è ovvio che c’è una familiarità. Per quanto attiene lo psichiatrico puro ha bisogno di un approccio sistemico di tipo relazionale e in questo la famiglia è fondamentale. Se si crea il sintomo all’interno della famiglia, il paziente con patologie psichiatriche non è altro che il postulato, il prodotto distorto delle  dinamiche familiari che hanno favorito e a volte causato l’insorgere della patologie .


Come si può ovviare a dei disturbi della condotta?
Ci sono dei percorsi riabilitativi. E’ ovvio che chi ha un disturbo della condotta come un tossicodipendente ad esempio, la persona che ruba.


Quali sono i disturbi della condotta ascrivibili ad un disabile psichico?
Il non rispetto delle regole ad esempio .distruggere qualcosa, trasgredire o assumere comportamenti sbagliati.

Quand’è che si parla di “comportamento-problema”?
E’ dovuto ad un fallimento della comunicazione del paziente con il mondo esterno, poiché utilizza altre strategie per comunicare un problema.
Nei pazienti in una situazione comunitaria come quella dell’OSMAIRM, il comportamento-problema può funzionare da detonatore, diventando stimolo attivatore o condizione facilitante di quello piuttosto che di un altro. Esistono delle interazioni, cioè quanto riesco a far capire all’altro il mio bisogno? E’ importante per questo la lettura del contesto in cui avviene il comportamento-problema.

Quali sono le strategie d’intervento?Esistono dei protocolli che noi psicologi diamo agli educatori, agli operatori, ai terapisti della riabilitazione, schede su cui viene monitorato quel determinato comportamento. Innanzi tutto attraverso l’osservazione del contesto in cui il comportamento si manifesta. E’ fondamentale stabilirne la causa, bilanciare queste informazioni con la nostra conoscenza delle capacità e dei bisogni speciali del paziente. L’insieme delle informazioni fornirà indicazioni per una soluzione adeguata. Gli strumenti per costruire l’assestment del comportamento è il cosiddetto ABC, un modello che ti permette di osservare il comportamento antecedente, A sta per antecedente, C per comportamento, e la conseguenza ditale comportamento e quali sono le strategie che l’operatore ha utilizzato per deviare quel tipo di comportamento.