Talassoterapia (Lido Osmairm)

L’estate è tempo di sole e mare. E per chi sulla terra non può più camminare, per chi soffre un handicap fisico, o psichico, il mare è sempre più un elemento in cui ritrovarsi, un orizzonte in cui tornare a vincere e sperare, un pezzo d’infinito da cui ricominciare. La Puglia, dai bellissimi litorali di Ugento, alle spiagge di Castellaneta e Ginosa Marina, diventa nei mesi estivi il regno della Talassoterapia, la riabilitazione in mare, attraverso il nuoto e l’acquisizione e riappropriazione delle categorie spazio temporali, specie per chi ha subito un trauma o una paralisi cerebrale infantile. La terapia in mare, non è solo un passatempo alla moda per ricchi e turisti più o meno annoiati e stressati, come recitano gli slogan di beauty farm e centri benessere, ma può essere anche una cura efficace per la disabilità grave e gravissima, il Centro Osmairm di Laterza, in provincia di Taranto struttura di eccellenza nella cura e presa in carico dei traumi e politraumi e delle disabilità gravi sul territorio regionale ha attrezzato a Castellaneta Marina un vero e proprio lido modello per le attività riabilitative.

L’iniziativa, ripetuta nel tempo, nella struttura balneare di proprietà del Centro, ha una indiscutibile valenza sociale, perché consente di integrare gli interventi ri-abilitativi svolti presso la struttura residenziale; trattasi di attività che hanno come obiettivo quello di mantenere e sviluppare, anche durante il periodo estivo, le capacità acquisite dai disabili sul piano sociale, relazionale, motorio e cognitivo.

La disponibilità di pedane removibili consente, inoltre, ai pazienti costretti in carrozzina e non solo, di poter accedere direttamente al bagnasciuga fino al mare. Per la movimentazione (discesa in acqua e risalita in spiaggia) dei Pazienti con elevato deficit motorio, sono utilizzati dei lettini-mare opportunamente modificati in ragione della particolare tipologia di utenza.

È previsto l’impiego di diverse figure professionali ed operatori di assistenza; così i fisioterapisti, che utilizzano l’ambiente acquatico come mezzo per una riabilitazione seguendo principi diversi dalla canonica riabilitazione in palestra; educatori specializzati, che organizzano momenti ludico-ricreativi mediante giochi e attività in spiaggia per migliorare le abilità residue di ogni singolo paziente; operatori dedicati a garantire il soddisfacimento dei fabbisogni assistenziali degli ospiti; un medico per l’assistenza sanitaria ed eventuali necessità emergenti.

Questi interventi appaiono particolarmente indicati per i pazienti affetti da esiti di cerebrolesioni che presentano rigidità spastica (diparesi, tetra paresi, etc), distonia, e disturbi del comportamento caratterizzato da deficit di adattamento ai cambiamenti di luoghi e persone.

La chinesiterapia in acqua (idrokinesiterapia) per i pazienti con esiti di cerebrolesioni è una forma di terapia di supporto che si affianca e si inserisce in un piano di trattamento più ampio che necessariamente prevede altre forme di terapia. Il compito del terapista in acqua sarà quello di inserirsi nel lavoro di equipe e progettare il suo intervento insieme alle altre figure presenti.

I pazienti con disabilità neuromotoria presentano spesso quadri clinici con complicazioni e danni associati al sistema sensoriale sia visivo che uditivo. Ovviamente il danno motorio è il più evidente e si manifesta principalmente con quadri clinici di diparesi spastica, tetraparesi spastica non deambulante, distonia e atassia. Sono due i principali sintomi: il dolore e la rigidità muscolare. L’acqua rappresenta per questi pazienti un mezzo ideale con cui lavorare, a causa della parziale assenza di gravità permette loro di far svolgere dei movimenti e degli esercizi che sarebbero impossibili e difficili da eseguire fuori e consente al terapista di valutare effettivamente le potenzialità residue di questi pazienti. Si può dunque affermare che l’acqua sia un elemento "facilitatore" per il paziente e per il terapista.

Il dolore e la rigidità sono aggravati dagli stati di ansia latenti e inconsci accumulati dai pazienti cerebrolesi e dallo stress fisico-emotivo conseguente. Infatti, la loro quotidiana e faticosa lotta contro la forza di gravità, la paura di essere toccati e il timore di cadere sono fattori che inducono questi pazienti ad un atteggiamento di "chiusura" del loro spazio di azione. Una volta immersi in acqua con tutti gli accorgimenti e gli ausili del caso e assistiti dal terapista mediante prese opportune, i nostri Pazienti si sentiranno liberi dalla forza di gravità. Essendo protetti dall’elemento liquido che li avvolge completamente e che li sostiene, essi solitamente perdono la paura di farsi male, dunque anche psicologicamente diventano più tranquilli e rilassati. I pazienti avvertono in acqua un generale senso di rilassamento e di benessere per la stimolazione cutanea dei meccanocettori i quali sono forti inibitori del dolore ed eccitanti del sistema parasimpatico.

I principali obbiettivi della terapia in acqua consistono nella riduzione della spasticità e diminuzione della contrattura e retrazione tendinea grazie all’acqua, rilassamento muscoli antigravitari,verticalizzazione di pazienti allettati miglioramento del ritmo respiratorio, miglioramento delle alterazioni dello schema corporeo con relativa coscienza del proprio corpo. Il ciclo prevede anche altri momenti ludici in acqua.

Le attività ludiche-ricreative che vengono svolte dagli educatori sono svariate (p.e.: giochi con l’acqua, giochi di squadra come gareggiare per il miglior aquilone costruito, miglior castello di sabbia, gioco del fazzoletto, etc).

Si tende soprattutto a mantenere e, quando è possibile, sviluppare le abilità personali e le autonomie delle persone, promuovere condizioni che favoriscano il benessere della persona disabile, la soddisfazione personale, il miglioramento della qualità di vita, favorire l'adattabilità, la comunicazione, la socializzazione e l’integrazione sociale della persona disabile, coinvolgendo il territorio per evitare l’isolamento, incentivare la comunità locale alla cultura della solidarietà e della collaborazione, nella comprensione della disabilità intesa come risorsa.

Un lido appositamente attrezzato e strutturato per la terapia a mare. Ma come sono messi i normali stabilimenti balneari per l’accoglienza dei turisti disabili? Qualcosa si muove, ma le barriere non mancano.