img/Foto/R360_8.jpg

Geriatria: Curare i pazienti, non le malattie

GERIATRIA: CURARE I PAZIENTI, NON LE MALATTIE

Non è possibile curare l’anziano utilizzando la metodologia della medicina tradizionale. Più utile è la metodologia della valutazione multidimensionale. “Per questo la geriatria propone un modello biomedico di medicina centrata sul paziente in sostituzione del modello di medicina centrata sulla malattia

Ne abbiamo parlato con il dottor Roberto Semeraro, Direttore Medico Osmairm e specialista in geriatria e gerontologia.

Il forte incremento demografico della popolazione anziana, così come si è andato realizzando negli ultimi decenni, ha comportato l’aumento significativo di una particolare categoria di pazienti, caratterizzati da alto fabbisogno di prestazioni sanitarie e assistenziali in quanto affetti contemporaneamente da più malattie croniche, disabilità motoria e cognitiva e, spesso, in condizioni socio-ambientali critiche.

«Si tratta di soggetti che, per l’elevata instabilità clinica e per l’elevato rischio di complicanze dall’esito spesso catastrofico, sono stati definiti dalla medicina geriatrica “anziani fragili”», spiega il dottor Roberto Semeraro. «nel corso dell’invecchiamento si verifica, infatti, una progressiva riduzione età-correlata della funzione di numerosi organi- cuore, reni, polmoni, sistema immunitario – con conseguente aumento della vulnerabilità di fronte a vari agenti patogeni», prosegue.

Un altro aspetto correlato all’età è rappresentato dal numero di malattie che possono coesistere nello stesso individuo, «fenomeno questo strettamente dipendente all’uso di più farmaci e con il rischio di danni ad essi connessi. Contestualmente l’invalidità diviene prevalente, aumentando di pari passo con l’età e con il numero di condizioni croniche. Son questi alcuni degli aspetti importanti che spingono sempre più i gerontologi a parlare di “anziano fragile”; con tutte le problematiche connesse a questa condizione».

I problemi sanitari nelle persone anziane, presentano un notevole peso per le particolari caratteristiche mostrate. «Si ha, infatti, maggiore tendenza alla cronicizzazione delle patologie senili; una più alta associazione di malattie (poli-patologia); una più elevata difficoltà per la diagnosi e la cura; una preponderante necessità di terapie riabilitative e di trattamenti psico-sociali», prosegue lo specialista. Dalla complessità delle problematiche legate alle patologie delle età avanzate , deriva la necessità di prevenire la perdita dell’omeostasi in cui si trova l’anziano “sano”, che rientra il più possibile nei canoni di un invecchiamento fisiologico.

Tenendo conto dell’interdipendenza tra fattori fisici, mentali, sociali e spirituali, e degli altri elementi senilizzanti di provenienza ambientale, la protezione dell’anziano, mirata al mantenimento del suo stato di salute, va oltre la lotta contro le malattie. «Per garantire un invecchiamento il più possibile fisiologico, sono necessari interventi di gerontoprofilassi rivolti ad ambienti diversi», precisa il dottore.

«Così per la salute fisica è di grande importanza la riduzione di alcuni fattori di rischio come ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, fumo, diabete mellito, osteoporosi. Per la salute rivestono notevole importanza gli interessi culturali per esempio per la lettura, l’impegno in attività artistiche o più semplicemente artigianali con il mantenimento di un atteggiamento propositivo e un’adeguata stimolazione psico-affettiva con la vicinanza di figli e nipoti. Per quanto attiene l’abilità funzionale, il mantenimento di un certo grado di attività fisica è un sicuro metodo per conservare il più a lungo possibile le capacità funzionali necessarie per mantenere l’autosufficienza», continua il geriatra. E’ dimostrato che una regolare attività fisica costituisce un fattore protettivo nei confronti della comparsa della disabilità in età avanzata, mentre la sedentarietà è un importante elemento di declino funzionale dell’anziano. «I criteri ai quali il medico, oggi, deve fare riferimento nella pratica clinica e sui quali deve basare ogni decisione diagnostica-valutativa e terapeutica, sono oggi definiti dalla cosiddetta medicina basata sull’evidenza (EBM, Evidence Based Medicine) secondo la quale la “buona medicina” è quella che si basa sui risultati di studi scientifici randomizzati e controllati», spiega il geriatra.

«Purtroppo però i trial clinici randomizzati e controllati misurano solo ciò che è misurabile. E’ invece importante considerare tutti gli effetti sul paziente di una terapia a vita come gli anticoagulanti per esempio: gli inconvenienti del trattamento quotidiano e del monitoraggio periodico, l’interferenza sulle terapie farmacologiche in atto e future, le conseguenze psicologiche negative sul paziente per il ruolo di malato he gli viene attribuito nonostante la sua malattia sia asintomatica. Questi elementi non possono essere misurati, ma il rischio di emorragia e la riduzione del rischio di ictus sì. Pertanto sono solo questi i fattori sui quali sono basate le decisioni», precisa.

Molti dei problemi clinici con i quali i geriatri hanno a che fare non sono mai stati oggetto, né mai lo saranno, di studi clinici randomizzati e controllati. Sintomi come “mi sento le gambe deboli”, “mi sento confuso”, “mi sento sbandare”, sono troppo vaghi, indefiniti per essere considerati negli studi sulla popolazione. Il problema è che, come clinici degli anziani, abbiamo bisogno di risposte più esaustive di quelle che i trial sono capaci di fornire. «Il paziente anziano è impossibile da curare semplicemente utilizzando la metodologia della medicina “tradizionale” proposta per la diagnosi e la terapia delle malattie. E’ più utile la metodologia della valutazione multidimensionale, che permette di superare gli stretti confini della medicina tecnologica. Per questo la geriatria propone un modello biomedico di “medicina centrata sul paziente” in sostituzione del modello di “medicina centrata sulla malattia” », chiarisce il clinico.

Pur essendo legittimo, anzi auspicabile, che le diverse discipline medico-specialistiche si interessino in maniera sempre più adeguata delle molteplici problematiche cliniche dei pazienti anziani, chi ha compiti istituzionali in ambito sanitario, assistenziale e didattico-formativo, non può ignorare che la disciplina specialistica con titolo e competenze sul paziente anziano fragile, frutto di cultura, ricerca scientifica e pratica clinica maturate in decenni di attività a esso dedicata è esclusivamente la geriatria. Questo è quanto afferma la più qualificata e moderna letteratura medico scientifica internazionale.