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La disabilità è un'altra normalità? Scopriamolo con Angelo Nardelli

Mattinata straordinaria, domenica 24 Marzo nella nella sala Cavallerizza di Laterza, organizzata dell'associazione Afao, che raggruppa le famiglie degli assistiti Osmairm. È stata quasi un’epifania, un far scoprire, e stupirne, un qualcosa di nuovo, di imprevedibile: la dignità nella e della disabilità. Angelo Nardelli ha presentato un suo libro: “Vieni a casa a prendere un caffè?”, terzo titolo dello stesso racconto, gli altri due erano: “Andavo a prendere un caffè”, “Vado a prendere un caffè”, per mostrare la sua conquista d’un posto sulla Terra. Pagine che han titolo a far parte di quelle autobiografie alla cui sommità stanno le Confessioni agostiniane, nelle quali si raccontano momenti di vita e la loro etica, come scoperta e riscoperta del “dover essere”.
Hanno presentato Nardelli e il suo libro, due giornalisti, Antonella De Biasi e Michele Pacciana, lo hanno ascoltato un po’ di suoi ex compagni d’Osmairm e quanti hanno avuto un legame umano e professionale con lui.

Nardelli, ha esordito Pacciana, è un esempio di integrazione fra disabili e normali, rendendo inutili, anzi inappropriati ogni segno di pietismo. Con il titolo di questo libro, ha proseguito De Biasi, Angelo mostra la convivialità come normalità e ha svelato che con il suo “giro” in Vespa ha addomesticato le sue gambe. Vivere, dirà più avanti, è sfidare l’equilibrio ed io, in sella a una moto son passato dal sogno alla realtà”.
Tranchant, il primo intervento di Nardelli: “Sono un ribelle, come voi, legato alla mia macchina, che è parte integrante della mia fisicità, la carrozzina compagna di vita”. “Questo libro, continuato Nardelli, è una scommessa con il presidente dell’Unitalsi, ma soprattutto vuole trasmettere la dignità di essere persona, i disabili son persona non numero. Ho scritto sotto la spinta dei miei educatori”. Ma, va detto, certe spinte sono tanto desiderate e tato richieste e tanto gradite.
Il suo ex Mentore, Ciro D’Anversa, ha raccontato d’essere parte della sua famiglia e lo ha ringraziato delle quotidiane telefonate quando non è stato bene in salute. Gli è mancata la famiglia, sottolinea D’Anversa, ma la sua famiglia siamo stati noi” E conclude: “Occorre inclusione: non concessione, ma interazione, dare opportunità”.
Chiamata al palco, la sua ex terapista Maria Teresa Simonetti ha contagiato tutti con la sua commozione: diamo loro spazi di vita importanti: gita, pizzeria, mare, tempo libero, socialità”.
Ed ecco il momento più difficile per i disabili: “Qui al Sud, dice Nardelli, è molto difficile non essere numeri, cioè essere nelle condizioni di lavorare, prevale lo spirito caritatevole. Per noi, invece, è importante inserirsi nel mondo, poter interagire con tutti gli altri, dare e creare occasioni di scambio”.
La presidente della Consulta, Rosanna Zilio, ha annunciato che sarà in primo centauro onorario.
Il dottor Lapomarda, responsabile comunale dei Servizi sociali, ha messo in evidenza che “l’Amministrazione nel sociale e nel culturale sta facendo il possibile perché nessun diverso stia chiuso in se stesso”. Ed ha concluso, quasi un monito: “Qui diverso sarei io, che non saprei scrivere un libro”.
Dopo i ringraziamenti ai suoi ex educatori Cosimo Lamacchia e Franco Caragnano, a suor Maria (l’incontro con Dio è come amare le persone), ai dottori Vito e Nino Di Lena e al fisiatra dottor Nino Moretti, le conclusioni con pensieri di profondità. Michele Pacciana ha ricordato Primo Levi: “l’Handicap è il nostro Auschwitz”, Antonella De Biasi ha citato Lacan: “Visto da vicino nessuno è normale”, Nardelli: il titolo di questo libro: vieni a casa significa anche: ho bisogno di una casa per dare concretezza a ciò che ci rende persone: la dignità.
Un convegno di periferia? Un seme per riconoscere l’umanità di ciascuno e la sua intangibilità e integrità.

Michele Cristella